martedì 3 novembre 2015

L'infiammazione Silente

Spiegare cosa si intende per infiammazione silente è piuttosto complesso, ma estremamente importante. Ho deciso di scrivere un post su questo argomento perché si considera la causa di molti disturbi cronici, tanto da essere chiamata il “Killer silenzioso”. Il processo infiammatorio è un meccanismo naturale con il quale il nostro organismo fa fronte ad un evento esterno come un’infezione virale o batterica, un evento traumatico ecc… Aldilà della causa scatenante, l’infiammazione è un mezzo di allerta importante perché mette in moto le cellule preposte alla protezione dell’organismo per limitare i danni ai vari tessuti. Durante il processo infiammatorio acuto (che si manifesta con rossore, febbre ecc…) queste cellule distruggono gli invasori, riparano i danni finchè non viene ripristinata la condizione iniziale di salute. L’infiammazione silente invece ha questo nome proprio perché non si manifesta con reazioni esterne acute ma richiede l’intervento delle difese immunitarie per un periodo lungo, perdurando nel tempo e causando anche  gravi danni agli organi.
Ora, ci si potrebbe chiedere perché una nutrizionista affronti questo argomento e la risposta è semplice: perché il sovrappeso, l’obesità, l’alimentazione e gli stili di vita in generale hanno un ruolo determinante. Si è scoperto che il grasso addominale o viscerale non è un tessuto inerte bensì secerne molecole ad azione infiammatoria in grado di determinare uno stato di infiammazione cronica, di peggiorare la sensibilità insulinica e di contribuire allo sviluppo delle complicanze metaboliche e cardiovascolari associate all’obesità. L'insulina, stimolando il trasporto di glucosio dal sangue ai tessuti,  regola la concentrazione di glucosio nel sangue. L'elevata presenza in circolo delle molecole pro infiammatorie e degli  acidi grassi liberi prodotti  dal tessuto adiposo dell’addome, fa sì che gli acidi grassi prodotti in eccesso si mettano "in concorrenza" con il glucosio per entrare nelle cellule, di conseguenza si verifica un aumento della glicemia, in risposta alla quale il pancreas aumenta il rilascio di insulina e si ha una condizione di iperinsulinemia che contribuisce all'esordio precoce del diabete, nonché alla sua progressione, e concorre alla comparsa delle numerose altre condizioni patologiche associate che si traducono in fattori di rischio cardiovascolare. L’infiammazione cronica spesso provoca un’alterazione dell’integrità della barriera intestinale , provocando ipersensibilità ad alcuni cibi, la cosiddetta intolleranza alimentare. Il sospetto che l’alimentazione errata potesse contribuire ad attivare o aggravare le malattie infiammatorie è stato sempre molto forte. L’infiammazione cronica quindi oltre che dal sovrappeso può essere causata dall’alimentazione in particolare alcuni cibi più di altri si sono rivelati infiammatori. Nello specifico sarebbe opportuno evitare le farine raffinate, lo zucchero, lo sciroppo di glucosio e fruttosio e abituarsi progressivamente a gusti meno dolci. E’ consigliato invece il consumo regolare di cereali integrali, meglio se associati a legumi, verdure, semi e frutti oleaginosi, tuttavia se è presente uno stato di infiammazione intestinale percepita con gonfiore, coliche o diarrea, i cibi integrali possono essere passati al setaccio e ridotti in crema per togliere la componente più fibrosa. Un fattore importante nella formazione dell’Infiammazione Silente è un’alta presenza di Radicali Liberi. Questa condizione di squilibrio è chiamata Stress Ossidativo.
La risposta infiammatoria, a sua volta, farà rilasciare nuovi Radicali Liberi nei tessuti coinvolti, innescando nuovamente il processo infiammatorio, e creando così un circolo vizioso.
Si è riscontrato che Stress Ossidativo e Infiammazione vanno di pari passo con una dieta povera di nutrienti e ricca di alimenti confezionati. E’ assai probabile che ci si trovi in uno stato di infiammazione silente se si presentano almeno tre di questi fenomeni:
1. Sovrappeso.
2. Uso di medicinali tipo statine e/o farmaci antipertensivi.
3. Senso di intontimento al risveglio.
4. Desiderio di carboidrati soprattutto nelle ore serali.
5. Senso di affaticamento costante.
6. Unghie fragili.
7. Digestione lunga e costante senso di pesantezza

Vari esami, tra cui quello della Lipoproteina A, Omocisteina, Proteina C Reattiva (PCR) etc., possono indicarci lo stato dell’Infiammazione Cronica. Tra l’altro, alcuni di questi esami sono gli stessi che si utilizzano per diagnosticare malattie croniche come: artrite, malattia cronica delle arterie coronariche, morbo di Alzheimer, morbo di Parkinson e perfino il cancro. Anche da ciò si è dedotto il legame tra malattie croniche e Infiammazione Silente.
Mi rendo conto che questo non è un argomento leggero, da lettura serale dopo una giornata di lavoro però credo davvero che curare la nostra alimentazione significhi anche prenderci cura della nostra salute. Concedersi uno sfizio ogni tanto non ha mai ucciso nessuno, ma di tanto in tanto guardiamola quella famosa piramide alimentare perché può essere uno strumento molto utile per organizzare al meglio la nostra settimana e prenderci cura di noi stessi prevenendo patologie gravi e croniche.

mercoledì 21 ottobre 2015

Il suo nome è Psiconutrizione!

Si tratta di nuovo approccio, a mio avviso più completo che si colloca tra la Scienza della nutrizione e la Psicologia. Quante volte vi è capitato di iniziare una dieta pieni di ottimismo e buona volontà, ma di mollare dopo poco più di un mese? Succede infatti che piano piano le "eccezioni" diventino una regola fino a mollare la dieta stessa e quando si decide di ricominciare, si cerca la novità, la dieta più efficace o quella che promette di far perdere i chili di troppo nel minor tempo possibile. Il nostro stile alimentare è connesso a molti fattori emotivi, psicologici e culturali, se a tutto questo aggiungiamo le strategie di marketing dell'industria alimentare che influenzano i nostri acquisti è facile ritrovarsi a consumare cibi ipercalorici ed estremamente appetibili e gustosi, soprattutto quando sentiamo l'esigenza di usare il cibo come valvola di sfogo ai problemi quotidiani. In questi casi può rivelarsi molto utile seguire un percorso psiconutrizionale con la figura professionale del nutrizionista che seguirà il paziente dal punto di vista dietetico e con lo psicologo con il quale trovare la giusta motivazione e la giusta strategia per portare a termine il percorso dietetico stesso. Ho scelto questo metodo  perchè credo molto nella collaborazione con altre figure professionali e perchè sono convinta che un approccio integrato e multidisciplinare possa essere efficace per il raggiungimento di un obiettivo. La psicologa e psicoterapeuta con cui collaboro è la dott.ssa Alessandra Bonanno e con lei ho avuto modo di sperimentare quanto la psiconutrizione sia efficace anche nel trattamento del sovrappeso e dell'obesità nell'età evolutiva; i tanti laboratori svolti nelle scuole ci hanno dimostrato come questo approccio venga apprezzato dai ragazzi stessi che in più occasioni sono stati da stimolo per andare avanti in questa direzione.

mercoledì 30 settembre 2015

Una nutrizionista adesso mamma

Da due mesi sono diventata mamma, mamma per la prima volta, mamma di un bimbo con i capelli rossi! Sono entrata in una nuova fase della mia vita dove sono cambiate le priorità, dove le mie irrinunciabili 8 ore di sonno sono diventate 6 (e sono fortunata lo so!!), dove se devi uscire devi iniziare a preparare tutto due ore prima, dove il tuo stendino della biancheria è pieno di bavaglini stesi e dove ti ritrovi ad inventare e  canticchiare canzoncine davvero impensabili (infondo pensi che a lui interessi solo il motivetto).  Sono una mamma che non ha potuto allattare e questo ha destato molto scalpore perché in un momento in cui si sostiene tantissimo l’allattamento al seno (ed io sono tra coloro che lo sostengono) io sono stata la voce fuori dal coro…proprio io la dottoressa non ho allattato mio figlio. Se gli italiani sono tutti commissari tecnici, così si dice ogni volta che ci sono i mondiali…beh le italiane sono tutte esperte di allattamento. Qualche tempo fa mi sono imbattuta in un post “cose da non dire alla mamma che non allatta al seno” e cito testualmente: Perché non allatti al seno?... Conosco un ottimo consulente per l’allattamento al seno, vuoi il suo numero?...Mi spiace così tanto…Non sei preoccupata per tutto quello che mettono dentro il latte artificiale?
Ecco, io me le sono sentite dire proprio tutte. Quello che vorrei dire ad una mamma che non può allattare, è che purtroppo non tutti sono così sensibili da capire che innanzitutto avete detto che non avete “potuto” farlo e dietro questo verbo possono esserci tante ragioni che non siete tenute a spiegare. Sicuramente tutte le mamme sono consapevoli di quanto sia importante l’allattamento al seno ed è proprio per questo motivo che non ha senso girare il coltello nella piaga, il bambino ha soltanto bisogno di crescere bene e la cosa più importante è avere accanto una mamma serena che lo ami e lo accudisca con amore…e adesso vado a scaldare il biberon!